Discussione: (ANT) La guerra navale nel secondo conflitto punico
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ClaudioNerone Guest
(ANT) La guerra navale nel secondo conflitto punico
Alla vigilia della seconda guerra punica, Roma si preparava per quello che
era ormai considerato uno scontro ineluttabile con Cartagine. Allo scoppio
del conflitto, con l'esercito punico ancora in Spagna, i piani romani
prevedevano un contemporaneo attacco in Spagna ed in Africa ed a tale
scopo erano pronte due flotte che avrebbero dovuto sostenere le
contemporanee azioni su entrambi i fronti.
La mossa di Annibale però, con il suo fulmineo attacco nel cuore dello
stato nemico, colse di sorpresa i romani che si videro costretti ad un
improvviso cambio di strategia. L'attacco in direzione delle coste
africane veniva infatti abbandonato per contrastare la minaccia portata
dai punici nel suolo italico. Di conseguenza, l'azione di Annibale non
modificava solo la guerra terrestre ma anche quella navale.
In Spagna, la flotta romana era abile ad ingaggiare e sconfiggere la
flotta punica, che perdeva le sue posizioni sulla costa iberica lasciando
ai romani il controllo dell'area.
In Africa invece, nonostante nel 218 a.C.una flotta di 160 quinquiremi
fosse pronta in Sicilia, il senato romano richiamava le forze del console
Sempronio in Italia e la flotta di conseguenza veniva distolta dalla
prevista azione di attacco sulle coste africane.
L'anno successivo la navi puniche, divise in piccole flotte, portavano i
loro attacchi in Sicilia, in Sardegna e lungo le coste italiche,
costringendo i romani a difendere e tenere sotto controllo aree che, in
base ai piani previsti, non avrebbero dovuto essere interessate dagli
eventi bellici.
La situazione nel secondo anno di guerra era quindi piuttosto differente
da quella della prima guerra punica, con i romani che avevano sia un piano
che l'iniziativa ed con i cartaginesi che, più o meno, cercavano di
bloccarli.
Dopo Canne, nonostante gli insuccessi terrestri, i romani, grazie
soprattutto ai successi in Spagna, controllavano più coste rispetto
all'inizio della guerra. I cartaginesi perciò intensificarono gli sforzi
navali per sfilare ai romani il controllo delle coste e dei punti di
attracco in tutta l'area del mediterraneo occidentale, eccetto che per la
rotta tra Spagna ed Italia in cui pagavano lo scotto della pesante
sconfitta patita ad inizio guerra. In effetti la vittoriosa battaglia
navale dell'Ebro, nel 217, seppur molto poco evidenziata, sarà per i
romani di importanza fondamentale per il prosieguo della guerra. Questo
successo venne conseguita dai romani in inferiorità numerica, 35 navi
contro le 40 avversarie, e di fatto consentì a Roma di assicurarsi il
controllo della rotta tra Spagna ed Italia. Questo naturalmente non voleva
significare il totale controllo delle coste iberiche, presso le quali le
flotte puniche continuarono, pur con qualche difficoltà, a sbarcare truppe
e materiali, come quella di Imilcone che diede il cambio all'esercito di
Asdrubale pronto a partire alla volta dell'Italia (sconfitto però poco
prima di lasciare la Spagna dagli Scipioni).
Nel 215, dopo che Annibale aveva inviato Magone a Cartagine per informare
della situazione, il senato cartaginese allestiva, a poca distanza di
tempo tra loro, tre flotte con rinforzi per cercare di dare la spallata
decisiva allo stato romano.
Bomilcare veniva incaricato di condurre in Italia, immediatamente, un
rinforzo di 4.000 numidi, 40 elefanti e 1.000 talenti d'argento; a Magone,
dopo essere stato mandato in Spagna ad arruolare un esercito, veniva
affidata una flotta di 60 navi da guerra con il compito di scortare un
esercito, destinato a rinforzare ulteriormente Annibale, forte di 12.000
fanti, 1.500 cavalieri e venti elefanti.
Alla vigilia della partenza però giungeva la notizia della disfatta di
Asdrubale in Spagna, nella battaglia terrestre dell'Ebro, che costringeva
il senato cartaginese a dirottare l'esercito di Magone nella penisola
iberica. Senza questo inaspettato evento sfavorevole la flotta di Magone,
con gli oltre 13.000 rinforzi per Annibale, sarebbe molto probabilmente
arrivata a destinazione (come lo fu quella di Bomilcare).
Contemporaneamente veniva allestito un medesimo contingente, sotto il
comando di Asdrubale il Calvo, destinato al tentativo di occupazione della
Sardegna, approfittando della momentanea debolezza romana nell'isola. Le
cose però non andarono come nelle intenzioni puniche perché la flotta del
Calvo veniva colpita da una tempesta e gettata verso le isole Baleari,
laddove, dopo alquanto perdita di tempo, veniva riparata e condotta, come
nei piani originali, in Sardegna. Qui però i romani avevano approfittato
dell'incidente occorso alla flotta cartaginese per rinforzare la presenza
sull'isola, battere i sardi di Ampsicora, e prepararsi per lo scontro
finale con le truppe cartaginesi una volta sbarcate. La battaglia,
piuttosto intensa (della durata di 4 ore), si risolveva con la disfatta
cartaginese a cui poi faceva seguito anche la sconfitta della flotta
punica in fuga, intercettata da quella del pretore Otacilio di ritorno
dall'Africa dove aveva compiuto scorrerie lungo la costa.
Poco prima di questi eventi, in Sicilia una flotta cartaginese operava
contro il regno di Gerone di Siracusa, col l'intenzione di distogliere
l'attenzione del propretore Otacilio dalla difesa di Lilibeo e del resto
della Sicilia. Se questi fosse intervenuto con la sua squadra navale in
difesa delle coste siracusane, un'altra flotta punica, già pronta, avrebbe
attaccato il resto della Sicilia priva della copertura navale romana. Una
quanto mai opportuna informativa giunta ad Otacilio lo informava per tempo
del pericolo, e così la comune azione del romano e del siracusano Gerone
evitavano guai seri in Sicilia in un momento piuttosto delicato per lo
stato romano. Ricordiamo infatti che, poco dopo aver sventato la minaccia
punica a Lilibeo, Otacilio chiese al Senato di spedire grano e denaro per
le primarie esigenze di soldati e marinai, quasi a secco di tutto, e da
Roma la risposta fu "di provvedere da sé alle flotte ed agli eserciti".
Da sottolineare che nei primi anni di guerra furono decisivi gli apporti
navali dei Massalioti, che ebbero un ruolo cruciale nella battaglia
dell'Ebro, e dei Siracusani, grazie ai quali venne sostanzialmente
mantenuto il controllo delle coste siciliane nonostante l'insidiosa azione
punica, ancor prima che la nutrita flotta di 160 quadriremi al comando di
Sempronio giungesse nel 218 in Trinacria per il previsto attacco contro le
coste africane, operazione abbandonata a causa dell'azione annibalica in
Italia.
Questo breve excursus "navale" dei primi anni della seconda guerra punica
dimostra che la flotta cartaginese, al contrario di quanto molti pensano,
non fece affatto da insignificante e inefficace cornice allo scontro
terrestre tra gli eserciti punici e romani, e dimostra altresì che anche
la flotta romana dovette sudare le proverbiali sette camicie per avere
ragione di una flotta avversaria che, pur in inferiorità numerica, si
comportò per anni in maniera molto determinata ed aggressiva.
Come possiamo notare, leggendo le fonti e riflettendo attentamente su di
esse, non ci fu nulla di facile e scontato per i romani nel secondo
conflitto punico, neanche la guerra sul mare.
Con buona pace degli, ormai pochissimi, inossidabili sostenitori della
"passeggiata romana"...
Valete
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