"Gli insediamenti coloniali israeliani sono un ostacolo alla pace".
Dura denuncia all'Assemblea Parlamentare Euromediterranea

L’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania e le
restrizioni alla mobilità dei palestinesi “costituiscono uno dei
principali ostacoli al processo di pace e alla ripresa dell’economia
palestinese”: lo ha detto il presidente del parlamento europeo Hans
Gert Pottering all’Assemblea parlamentare euromediterranea (Apem)
dedicata al processo di pace in Medioriente in corso da ieri in
Giordania. “La continua espansione delle colonie israeliane sta
minando alla base la fiducia dei palestinesi” ha detto Pottering,
secondo cui “è impensabile la creazione di uno stato palestinese senza
aver prima garantito la libertà di movimento della popolazione dei
Territori occupati”. Il presidente dell’Assemblea di Bruxelles, e
presidente di turno dell’Apem, ha messo in guardia dalla minaccia di
una “generalizzata e progressiva indifferenza della comunità
internazionale per il futuro dei palestinesi”, sottolineando al tempo
stesso che “la sicurezza di Israele non sarà mai assicurata dalle
armi, e potrà venire solo dalla pacificazione e dal rispetto reciproco
con i palestinesi”. Riconoscendo che l’Unione Europea “dovrebbe
intervenire maggiormente per cercare di risolvere le cause del
conflitto in Medioriente, Pottering ha concluso affermando che il
processo di pace avviato ad Annapolis nel novembre scorso, “non deve
diventare una coperta sotto la quale gli insediamenti continuano ad
aumentare e i palestinesi vengono sempre più segregati nelle
cosiddette zone di sicurezza”. Ieri, durante la sessione di apertura
dell’Assemblea, il primo ministro giordano Nader Dahabi aveva
ricordato che, nonostante l’impegno di israeliani e palestinesi per
“una soluzione con due stati”, i progressi verso un regolamento del
conflitto “sono ancora modesti” e non c’è ancora stata “una vera
svolta”.