Discussione: * Michele Giorgio - Raid al fosforo sulla sede Onu
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Pomero Guest
* Michele Giorgio - Raid al fosforo sulla sede Onu
* Michele Giorgio - Raid al fosforo sulla sede Onu
Hamas: tregua in cambio del ritiro d'Israele. L'Unrwa bombardata con
le micidiali bombe incendiarie. Un raid dell'aviazione uccide ex ministro
dell'interno degli islamisti. Colpita anche la sede dei giornalisti. Nel
ventesimo giorno dell'offensiva i morti palestinesi salgono a 1.055
Indiscrezioni su un prossimo annuncio del cessate il fuoco, della
durata iniziale di dieci giorni, circolavano ieri sera in anticipo sulla
riunione dei vertici del governo israeliano chiamati a valutare gli esiti
della missione al Cairo, sede dei negoziati, del mediatore Amos Ghilad. Ma
da giorni si annunciano tregue imminenti mentre a dettare legge sono sempre
i cacciabombardieri F-16 e i cannoni dei mezzi corazzati israeliani che ieri
hanno fatto vivere ai civili dei quartieri meridionali di Gaza city le ore
più difficili della devastante offensiva «Piombo fuso» cominciata il 27
dicembre.
Migliaia di palestinesi, tra cui tante donne e bambini, hanno
abbandonato le loro case di fronte all'avanzata dei reparti israeliani
appoggiati dall'aviazione. Combattenti di Hamas e di altre fazioni hanno
opposto una vana resistenza sul terreno - almeno venti sono rimasti uccisi
negli scontri - non mancando di lanciare razzi sul sud di Israele (una
trentina) ferendo a Bersheeva in modo grave un ragazzo e una donna. A Gaza
questa giornata infernale è stata segnata anche dai colpi di artiglieria
caduti su un edificio del quartier generale dell'Unrwa, l'agenzia dell'Onu
che assiste i profughi palestinesi. I feriti sono stati tre ma si è
rischiata una nuova strage di civili, poiché le Nazioni Unite da giorni
ospitano in varie strutture centinaia di sfollati.
L'attacco ha suscitato dure proteste da parte del Segretario generale
dell'Onu Ban ki moon, ieri in Israele. Il ministro della difesa Barak ha
chiesto scusa, mentre il premier Olmert ha accusato Hamas di aver sparato
dal palazzo dell'Unrwa. Ieri sera però i vertici politico-militari
israeliani hanno festeggiato. Uno dei principali leader del movimento
islamico, Said Siyam, ex ministro dell'interno, è stato ucciso a Gaza in un
raid aereo israeliano. Si tratta del più alto dirigente di Hamas colpito da
Israele dall'inizio della sua offensiva (due settimane fa era stato ucciso
un altro dirigente, Nizar Rayan). Siyam aveva fondato la Tanfisiyeh, la
«Forza esecutiva« di Hamas che nel giugno 2007 aveva sbaragliato le unità
fedeli al presidente (ex da una settimana) Abu Mazen. Per la direzione
politica di Hamas è un colpo duro: Siyam, per importanza, veniva subito dopo
il premier Ismail Haniyeh e l'ex ministro degli esteri Mahmoud Zahar.
«Ezzedin Qassam», il braccio armato del movimento islamico ha annunciato che
vendicherà Siyam, morto assieme al figlio e al fratello.
Sdegno nei Territori occupati e in varie parti del mondo ha suscitato
l'attacco alla sede dell'Unrwa. L'edificio, nel quale si trovavano circa 700
sfollati, ieri è stato centrato da tre proiettili. Subito dopo è stato
avvolto dalle fiamme che hanno ridotto in cenere tonnellate di cibo e di
aiuti umanitari. Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha presentato
«una ferma protesta» al governo Olmert ed ha espresso tutta la sua
«indignazione». Dai vertici israeliani è giunta una spiegazione
contraddittoria: se il ministro della difesa Barak ha parlato di «grave
errore», il primo ministro ha spiegato che l'esercito ha risposto a colpi di
arma da fuoco provenienti proprio dall'edificio. Una versione smentita
categoricamente dall'Unrwa. «Confermiamo e ribadiamo che all'interno
dell'edificio non c'era alcun combattente e nessun colpo è stato esploso
contro i soldati israeliani - ha spiegato un portavoce, Sami Mashasha- in
secondo luogo le autorità israeliane devono mettersi d'accordo tra loro
prima di rilasciare due dichiarazioni ufficiali che sono l'una l'antitesi
dell'altra». A fare da eco a Mashasha è stato un alto funzionario dell'Onu a
Gaza, John Ging, che ha bollato come totalmente «prive di senso» le
dichiarazioni dei vertici israeliani. In serata, a New York, il capo del
programma umanitario delle Nazioni Unite, John Holmes, ha denunciato
l'utilizzo da parte di Israele di munizioni incendiarie al fosforo bianco
contro la sede dell'Unrwa. L'attacco, sommato al bilancio di morti
palestinesi che dopo 20 giorni ha raggiunto la spaventosa cifra di almeno
1.055, ha suscitato la condanna di una parte della Comunità internazionale.
Il premier britannico Gordon Brown ha definito il raid «inaccettabile e
indifendibile», mentre il presidente dell'Assemblea generale dell'Onu,
Miguel d'Escoto, ha accusato Israele di violare il diritto internazionale.
Più blanda la condanna della presidenza ceca dell'Ue, mentre l'Italia ha
balbettato. Il ministro degli esteri Frattini, in un'intervista al Tg3, si è
limitato ad auspicare salomonicamente che «cessino i morti dall'una e
dall'altra parte». Ieri non c'è stato solo il raid contro la sede dell'Unrwa
ma anche un attacco aereo «per errore« contro la torre Shuruq di Gaza city,
dove si trovano le redazioni di molte televisioni - sono rimasti feriti due
cameraman della tv al Arabiya - e una cannonata contro il secondo piano
dell'ospedale al Quds di Tel al Hawa. «Dopo circa un'ora dal bombardamento
siamo riusciti a evacuare oltre 600 persone dai reparti vicini ma abbiamo
ancora tra i 35 e i 40 pazienti cronici bloccati in un'ala dell'ospedale e
date le loro condizioni di degenti cronici non possiamo spostarli», così
Khalil Abul Foul, medico della Mezzaluna Rossa, ha raccontato la giornata
più drammatica per il suo ospedale.
Per gli analisti israeliani l'avanzata delle truppe a Gaza City
ripeterebbe un rituale già noto: è alla vigilia di una tregua che un
conflitto raggiunge l'apice, dicono in coro. Proprio ieri Israele e Stati
Uniti sono arrivati vicini ad una intesa per bloccare il traffico di armi
attraverso i tunnel sotterranei tra Gaza e l'Egitto. La trojka governativa
israeliana dopo aver ascoltato Amos Ghilad, deciderà, forse stamattina, se
continuare a martellare Gaza o accettare uno stop di 10 giorni. Israele,
scrivono i giornali locali, ha già ristabilito il suo «potere di
dissuasione». Da parte sua Hamas, hanno detto al manifesto fonti di Gaza, ha
rinunciato al ritiro immediato degli occupanti israeliani ma non cede sulla
riapertura dei valichi, ora ancora più essenziale di prima di fronte alle
macerie dalle quali dovrà risorgere Gaza.
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