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Reno Guest
Mafia,protesta dei vescovi del Sud!(appello su Famiglia Cristiana)
Mi piace la parte nella quale dichiarano:"Basta timidezze!" E sarebbe
ora,che anche i sacerdoti rifiutassero il "piatto di lenticchie"
sporco di sangue,ed offrissero se stessi come scudo contro lo
strapotere dei disonesti,dei corrotti e dei corruttori,nonche' degli
assassini prezzolati..la vera Chiesa e' in mezzo e per la gente,non
tra gli altari ricoperti d'oro,magari arrivato da elargizioni
generose,ma sporche...meglio un € da un povero ma onesto,che 10.000 €
da un ricco disonesto,se non peggio!
Rinnovamento etico e spirituale! (nella societa',ma anche nella
Chiesa...)
Appello su Famiglia Cristiana dei prelati di frontiera contro i
"collusi e corrotti"
a Mogavero a don Riboldi, tra le proposte anche
uno "sciopero elettorale".Mafia, la protesta dei vescovi del
Sud:"Basta feste religiose nei comuni collusi"
da un articolo di ALESSANDRA ZINITI su Repubblica del 10 marzo 2010,a:
http://www.repubblica.it/cronaca/201...giose-2574730/
PALERMO - Basta con la timidezza della Chiesa, basta con il sostegno
ai politici che scendono a patti con la criminalità, basta con la
falsa religiosità dei mafiosi. Dopo il documento della Cei sul
Mezzogiorno, scendono in campo i presuli di trincea con due proposte
forti: uno "sciopero elettorale" che sottolinei l'inadeguatezza della
classe politica e l'abolizione delle feste religiose nei paesi in cui
regna la criminalità mafiosa.
Da Locri ad Acerra, da Mazara del Vallo ad Agrigento: i vescovi di
frontiera parlano dalle colonne di Famiglia cristiana e fanno
autocritica per le timidezze del clero. Così Domenico Mogavero,
vescovo di Mazara del Vallo e presidente del Consiglio per gli affari
giuridici della Conferenza episcopale italiana, teme una Chiesa "icona
dell'antimafia", che sollevi i singoli dalle proprie responsabilità e
lancia il guanto di sfida per non lasciare lettera morta il recente
documento della Cei sul Mezzogiorno.
"Se dopo Pasqua nessuno ne parlerà, avremo fallito. Anche nelle nostre
comunità - dice - occorre riflettere sul senso della parola terribile
citata nel documento: collusione". Monsignor Mogavero, che nei giorni
scorsi era intervenuto con durezza sul decreto per la riammissione
delle liste del Pdl per le Regionali e sulle leggi "ad personam", ora
invita i fedeli ad azioni dimostrative: "Ogni comunità - propone -
scelga un argomento in relazione alla situazione del proprio
territorio e agisca: pizzo, usura, corruzione della politica, mafia
devota che offre soldi per le feste popolari".
Invita invece ad uno sciopero elettorale don Riboldi. "Adesso tocca a
noi - dice il vescovo di Acerra - Ai politici bisogna dire: o
ascoltate la nostra voce, o non vi votiamo più. I cristiani al Sud
devono svegliarsi. Oggi sono continuamente assistiti. Il Mezzogiorno
non è l'Italia, oggi si può dire che è una zona annessa. Sarà brutto,
ma è così. In 50 anni al Sud ho visto solo parole ed errori: fabbriche
nate e morte, terreni agricoli devastati, turismo in abbandono. Le
mafie hanno avuto terreno fertile, arato dallo Stato e da un sistema
di corruzione e di collusione impostato con straordinaria efficacia.
E la gente ha subito e si è rassegnata". Don Riboldi non risparmia
dure critiche ai rappresentanti delle istituzioni: "La cultura
dell'illegalità è stata diffusa dallo Stato. E non mi consola vedere
che proprio chi ha contribuito alla logica della corruzione propone
una legge contro di essa. La camorra domina i cuori e le menti.
Impedisce ai ragazzini di andare a scuola, perché è lei che li vuole
educare. Eppure tagliamo i fondi alla scuola.
Bisogna tagliare i ponti, anche quelli tra le nostre chiese e la
cultura mafiosa, che spesso dimostra di essere devota". Un concetto
che sta molto a cuore al vescovo di Agrigento, Francesco Montenegro,
quello che a Natale tolse i Re Magi dal presepe lasciando la scritta:
"respinti alla frontiera" come immigrati clandestini. Oggi dice:
"Aboliamo ogni festa religiosa nei paesi dove si contano gli omicidi.
Il sacro non basta per ritenersi a posto se poi nessuno denuncia e la
cultura mafiosa è l'unica ammessa". E Giuseppe Morosini, vescovo di
Locri, ammette le responsabilità: "Bisognava essere più chiari, anche
nelle responsabilità di una Chiesa a volte troppo timida".
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